Diseguali opportunità

Le "Pari Opportunità" si costruiscono, in Italia, secondo una tecnica, prevista per legge, di rigida diseguaglianza, a sfavore dell'uomo.

Per esempio il bando per la Commissione Nazionale per le Pari Opportunità tra Uomo e Donna, e quelli delle analoghe commissioni pari opportunità di regioni, province e comuni prevedono che le componenti debbano essere donne scelte nelle componenti femminili dei partiti politici, degli organismi sindacali e di categoria e nei movimenti femministi. Si è nella pratica rinunciato a dare anche una mera parvenza formale di uguaglianza tra uomo e donna e si è preferito configurare espressamente le commissioni pari opportunità come strumenti femminili che si occupino esclusivamente di problemi femminili e che promuovano l'avanzamento unilaterale della donna, anche attraverso discriminazioni di Stato vecchie e nuove contro i cittadini maschi.


 

CADETTI DI PRIMA E SECONDA CLASSE

Le donne possono scegliere se andare a militare, gli uomini continuano ad essere obbligati a farlo. Il governo infatti garantisce già da quest'anno alle ragazze la possibilità di scegliere liberamente se accedere alla carriera militare volontaria, al servizio civile volontario, oppure non svolgere nessuna forma di servizio civile o militare. Ma i loro coetanei maschi per ancora molti anni non avranno la medesima facoltà di scelta, e saranno privati per un anno della propria libertà personale per l'unica colpa di avere un cromosoma Y. Come saranno trattate poi le ragazze che sceglieranno volontariamente la carriera militare? Saranno trattate come i loro colleghi maschi? Certo che no. Il reclutamento sarà privilegiato con requisiti fisici significativamente inferiori. Anche i diritti di cui le cadette disporranno saranno maggiori: addirittura è previsto che le allieve ufficiali possano sposarsi (!) cosa che ad un allievo maschio costerebbe l'immediata espulsione dall'accademia. (si veda La Nazione, 7 Marzo 2000) Il nuovo modello di difesa evidentemente prevede due classi di militari distinte: soldatesse di serie A e soldati di serie B.

LAVORO E DISCRIMINAZIONI DI STATO

Il governo sessista di Massimo D'Alema annuncia un nuovo progetto per rafforzare la discriminazione contro gli individui maschi. Da qui in avanti se un uomo ed una donna si troveranno ad avere pari titoli per una promozione, la commissione che deciderà l'avanzamento dovrà giustificare adeguatamente nel caso prescelga il candidato uomo (si veda Il Corriere della Sera, 18 Marzo 2000). Nessuna giustificazione sarà necessaria invece se sceglierà la donna. Analogamente nessuna giustificazione sarà necessaria se il ballottaggio sarà tra due uomini o tra due donne. Evidentemente le commissioni saranno spinte a scegliere in tali circostanze la candidata donna, solamente sulla base del suo sesso e non dei suoi meriti professionali. Si introduce quindi de facto un sistema per cui un lavoratore uomo può essere bocciato non in virtù del suo curriculum, bensì in virtù della paura dei commissari di risultare "sospetti" scegliendolo.

Pari diritti per gli uomini

I mariti "che fanno fagotto" in galera. Le mogli? Dove preferiscono.
Nonnismo e direttrici carcerarie  
Le maggiordonne di Sansepolcro
Togliamo dall'anagrafe l'appartenenza sessuale

 

I mariti "che fanno fagotto" in galera. Le mogli? Dove preferiscono 

Caro Direttore, mi riferisco alla sentenza della Cassazione con la quale viene stabilito che il marito che se ne va di casa è penalmente perseguibile, se lo fa senza il permesso della moglie o del magistrato. Siamo abituati a considerare la magistratura una delle ultime roccaforti del potere maschile, come sarebbe comprovato da decisioni-scandalo quali ad esempio l'ormai storica "sentenza jeans". In questo quadro suscita perciò sorpresa, e fa notizia, una sentenza quale quella sui mariti "rimasti senza sigarette". D'acchito ci sentiamo di condividerne lo spirito. In fondo, sposandosi, un uomo si assume delle responsabilità cui non può venir meno da un giorno all'altro. Ci si aspetta almeno che formalizzi la sua intenzione con una domanda di separazione. Ma poi, rovesciando l'ipotesi, si vede che ciò non può valere per le donne, e di fatto non vale. Riconosciamo ad una donna il diritto di sottrarsi in qualunque momento ad una situazione che essa ritenga intollerabile, senza dover chiederne l'autorizzazione al marito e senza darne informativa al magistrato. Essa decide, in piena autonomia, se e quando e come una relazione debba essere interrotta al fine di sottrarsi a violenze fisiche o morali, reali o temute. Essa stessa decide se il male che subisce giustifichi o meno l'abbandono immediato del tetto coniugale, senza che alcuno possa dire alcunchè sulla gravità della sua sofferenza. In una parola, essa è la misura di se stessa. Tutto ciò è senz'altro corretto. Nel caso del marito, invece, le valutazioni che egli stesso dà sulla tollerabilità del rapporto, sulla gravità delle proprie sofferenze, sull'insostenibilità psicologica e morale della convivenza, sui tempi e le modalità della rottura non hanno valore. E' qualcun altro (il magistrato, la moglie), che valuta, che pesa, che stabilisce il grado di quel male. Si sarebbe tentati di dire che esistono due categorie di sofferenze: quelle femminili, la cui determinazione, giustamente, sta nelle mani delle donne, e quelli maschili, che altrettanto giustamente, stanno in mani altrui. Come se vivessimo in una situazione in cui la donna è la misura del proprio bene e del proprio male mentre l'uomo non è titolare delle sue sofferenze, dei suoi disagi, dei suoi mali e perciò nemmeno della scelta sui modi di porvi termine.

Rino Della Vecchia Barnart, Belluno, (Il Gazzettino 21-4-2000)

Nonnismo e Direttrici carcerarie 

1) A Sassari vengono arrestati gli agenti penitenziari ed i responsabili del carcere accusati di avere usato violenza nei confronti di molti detenuti.

2) Il direttore del carcere in questione è una donna.

Il punto 2 in realtà non significa assolutamente nulla e di per sé non dovrebbe essere considerato una notizia. Le responsabilità sono personali e non collettive ed il fatto che a commettere una violenza sia una persona di un sesso piuttosto che dell'altro non dovrebbe significare nulla. Questi eventi, tuttavia, mi hanno fatto venire in mente con una certa amarezza i luoghi comuni rozzi ed offensivi di tanti politici italiani riguardo al problema del nonnismo nelle caserme. Secondo tanti politici il nonnismo è il prodotto della cultura maschile, del maschilismo che regna nelle forze armate. Il nonnismo è il prodotto naturale di un ambiente maschile. Prima osservazione: chissà perché nelle caserme ci sono solo i maschi? Sarà mica perché una legge obbliga loro e solo loro a prestare servizio militare? Prima ipocrisia: i politici (quindi lo Stato) prima obbligano i maschi e solo i maschi nella caserme, poi si lamentano del carattere maschile e maschilista delle forze armate. Secondo i nostri politici l'ingresso di alcune donne volontarie nelle forze armate sarebbe un antidoto contro il nonnismo. Le donne non permetterebbero mai cose simili. Quindi l'ingresso di donne volontarie ed in posizione di potere salvaguarderebbe dalle violenze i maschi coscritti e senza alcun potere. Seconda osservazione: se le donne nelle forze armate avessero questo ruolo così benefico, come si spiega che violenze così gravi avvengano in un carcere in cui il massimo responsabile è una donna? Morale: questo non vuol dire che le donne sono cattive. Vuol dire soltanto che i luoghi comuni dei nostri politici sono stupidi. Concludo, peraltro, dicendo di essere totalmente favorevole alla presenza di donne nell'esercito a condizione che essa avvenga alle stesse identiche condizioni del reclutamento del personale maschile. In caso di coscrizione, coscrizione per entrambi i sessi. In caso di volontariato stessi metodi di selezione e stesse condizioni di impiego per entrambi i sessi.

Marco Faraci, Pari diritti per gli uomini

Le Maggiordonne di Sansepolcro. Alla faccia delle pari opportunità

Corso per maggiordonne organizzato al Borgo Palace Hotel di Sansepolcro, nell'Aretino, dalla Self (Scuola di formazione permanente). In occasione del quale, e alla faccia di migliaia di maggiordomi maschi sparsi per il mondo a fare onorevolmente il loro lavoro, si scrive subito che: "A giudicare dall'interesse che le professioniste del ménage casalingo stanno riscuotendo, è facile ipotizzare che saranno loro, le maggiordonne, a salvare dalla scomparsa questo mestiere simbolo del prestigio sociale (che non é affatto in via di estinzione-nota nostra). Più versatili dei colleghi, le maestre della casa sembrano interpretare alla perfezione le esigenze dei nuovi signori che non vogliono rinunciare a qualcuno che sappia alleviare le incombenze quotidiane". E via sviolinando dietro le supermaggiordonne "occhi azzurri, boccoli biondi e fisico da indossatrici". E dietro i "nuovi signori" (una volta non si chiamavano: arricchiti?), che per le maggiordonne "sono disposti a pagare profumatamente". Come l'avvocato milanese rimasto vedovo con le sue bambine, che ha già telefonato per accaparrarsi la prima classificata alla quale offre fino a 4 milioni al mese. (da: Professione Maggiordonna, di Maria Teresa Veneziani, Corriere della Sera 6 marzo 1999). A parte il cattivo gusto delle sviolinate, e l'arroganza verso tutti gli uomini che fanno questo mestiere, qui dove se sono le Pari Opportunità? Se un maschio si iscrive al corso, cosa succede? Che ne direste, maschi di San sepolcro e dintorni, di provarci? E magari denunciare la Self alle Pari Opportunità, se non vi ammettono? Ogni giorno in tutt'Italia, le Pari Opportunità vengono violate, a sfavore dell'uomo, discriminato ed escluso da corsi, concorsi, professioni, come in questo caso. Ma costretto, con cartolina precetto, a servir la Patria, e le donne, che invece stanno a casa. Segnalateci le violazioni. E organizzate una difesa, anche legale, per contrastarle, in nome delle Pari Opportunità, finora usate nel nostro paese per discriminare sempre e solo gli uomini.

Togliamo dall'anagrafe l'appartenenza sessuale

Per togliere le diseguali opportunità (che penalizzano soprattutto i maschi). Una proposta: togliamo dall'anagrafe l'appartenenza sessuale. Dobbiamo fare come in Sudafrica nel 1993 quando furono aboliti i registri razziali. Finora infatti la legislazione italiana discrimina gli uomini in moltissimi frangenti. Mentre le donne hanno ormai ottenuto la parità giuridica in ogni campo in cui poteva loro convenire, gli uomini continuano ad essere considerati in molti campi cittadini di serie B. Ceteris paribus, essere anagraficamente maschio, significa essere costretto a 10 mesi leva obbligatoria e restare teoricamente a disposizione dello Stato per tutta la vita, significa essere discriminato nell'accesso al welfare ed al sistema pensionistico, significa essere privato del diritto a non riconoscere un figlio che non si desidera, significa essere discriminato nell'accesso al lavoro e domani anche alla vita politica dalle azioni affermative, significa essere discriminato nettamente nel trattamento carcerario in particolare in relazione alla possibilità di essere scarcerato se si hanno figli, etc. E' per questo che credo sia necessario compiere nel nostro paese un atto analogo a quello che è avvenuto in Sudafrica nel 1993 quando furono aboliti i registri razziali. Qui da noi occorre abolire la registrazione del sesso di una persona, cancellando quindi il sesso dal profilo personale. A quel punto non potranno più esserci leggi che discrimino gli uomini (o le donne) perché, almeno per lo Stato, uomini e donne non esisteranno più, esisteranno solamente persone. Uomini e donne continueranno ancora ad esistere per la società ma non più per lo Stato. Il mantenimento della registrazione del sesso significa autorizzare lo Stato a trattare i due sessi in modi distinti e laddove i politici possono istituire una differenziazione questi sistematicamente la introducono a sfavore dei maschi. Sappiamo bene, del resto, che la parola più frequente nel moderno femminismo non è "uguaglianza", bensì "differenza". Il moderno femminismo chiede pertanto allo Stato di implementare giuridicamente il concetto di "differenza di genere" tutelando le "differenze" delle donne con trattamenti privilegiati da cui gli uomini possano o più spesso debbano essere esclusi.

Marco Faraci
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