I credenti pentiti

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Padre nostro che sei nostra Madre.

 

I pentiti del mese sono quei credenti, fra cui molti cattolici, numericamente in crescita, per i quali un Dio che è Padre pare essere troppo impegnativo e per la sensibilità attuale politicamente scorretto. O che, forse ritenendo di aver fatto esperienza esauriente dell'amore di Dio Padre e di averLo adeguatamente ricambiato, ne sono rimasti tuttavia in qualche modo delusi. Comunque si sono pentiti del Suo volto di padre e ritengono, sostenitori della Rivelazione continua, di doverLo aggiornare e migliorare. Parlano allora, invece di Padre nostro e di Madre di Dio, di Dio che è anche Madre, o, senza ambiguità, di Dio che è Madre punto e basta, risolvendo alla radice i problemi loro e altrui. Ma poiché gli sta bene il Figlio purché non sia del Padre, mentre Cristo dichiara e descrive la sostanza del Suo amore per Dio come totale e assoluta intimità, o meglio inabitazione, con il Padre, sono poi costretti a sostenere che le espressioni usate da Lui sono storicamente determinate, insomma modi di dire: Cristo, oggigiorno, pregherebbe la "Madre nostra". La conclusione logicamente obbligata è che tutti i contenuti e l'idea stessa di Rivelazione sono storicamente relativi. Così oltre che il Padre finiscono per perdere anche il Figlio. Ricredersi sulla propria fede, e dare corpo ad una religione fondata su un Dio sconosciuto o un principio di amore indeterminato o materno o su un doppio principio sia materno che paterno, o altro ancora, è comprensibile, se questo è il proprio sentire (oltretutto di religioni così ce ne sono già e plurimillenarie). Ma far pentire un Altro, Gesù Cristo, che non si è pentito e che per di più si è identificato come Figlio di un Dio che è Dio in quanto è Padre e dichiarato fondatore divino di una religione che adora il "Padre che è nei cieli", è senz'altro indice di una pratica del pentimento per lo meno prepotente.