Igor Man

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Igor Man: maschio pentito, guida smarrita, gita sul Titanic

 

Igor Man, sul Messaggero di sant'Antonio (2/99), sotto il titolo "Comunque un padre c'è", indica la strada agli smarriti del nostro tempo, in particolare ai giovani.
Data la sede in cui avviene , e il tema scelto, il suo pentimento è realizzato, naturalmente, con diversa dignità di quanto accada normalmente nei roghi televisivi, o mediatici, abituali. All'inizio, anzi, non sembra neppure un pentimento. Man, infatti, cita Eugenio Scalfari che in un editoriale su Repubblica, apparso in precedenza, sostiene, in sintesi, che ciò che rende tremendamente difficile il mestiere di vivere, oggi, è l'assenza del padre. Igor Man è d'accordo e aggiunge: "Per salvare la famiglia alla deriva, bisognerebbe piuttosto adoperarsi affinché chi è stato investito del ruolo di padre imparasse a diventarlo. Ma dove sono i maestri? Chi potrebbe indicare il buon cammino a colui che non riesce nemmeno a trovare se stesso ". E dunque: "Al figlio che consapevolmente, o non, cerca suo padre e non lo trova,(..) bisognerà dire che il Padre comunque esiste: è uno solo ma è di tutti".
Subito dopo però, a sorpresa, Man si pente "(..) è un Padre che sa essere pure Madre, una Madre che è altresì testimone del suo stesso Figlio". Come dire: il Padre se non è anche Madre, non è vero Padre, pertanto o è altro da se stesso, unione sincretistica di padre e madre, o non è proponibile e sperimentabile come amore di padre, non è gradito e non lo vuole nessuno, quindi non è.
Giudizio e "nobile scusa", con il quale nella cultura e nel sentire sia laico che religioso attuali, si va sedimentando, senza che venga espressamente detto, anzi fingendo di reinsediarlo, non solo il rifiuto del padre, ma la sua negazione radicale.
Dunque Igor Man propone una presunta valenza materna del Padre. Annulla così ogni diversità e distanza tra la figura paterna e materna e sbarra ogni luogo e strada di crescita al figlio: signori non c'è
spazio per voi e prima ancora di partire siete già arrivati! che è proprio la tragica condizione dei giovani, e non solo, di oggi.
Ma unire e confondere, in una delle aree di orientamento simbolico più importanti, come quella religiosa, ciò che deve essere tenuto separato e distinto, per la salute mentale di tutti, è davvero un progresso? una guida degli smarriti del Padre che, pentita del Padre, propone a chi Lo cerca e Lo deve riconoscere l'ingannevole scorciatoia di un supermammo, un idolo, regressivo e repressivo nella sua onnicomprensiva e totalitaria ambigua perfezione*, non è forse proprio lei, smarrita per davvero? con quali conseguenze per tutti?

*Vedi "Al crepuscolo del padre", a cura di Graziano Martignoni, Edizioni Alice